Mobbing militare e rimedi: cos'è, come si prova e come difendersi
Il mobbing militare è un insieme di comportamenti ostili, sistematici e reiterati, posti in essere ai danni di un militare o di un appartenente alle Forze di polizia, uniti da un intento persecutorio, con l'effetto di emarginare la vittima o di lederne la salute psicofisica. Non costituisce un reato autonomo nel nostro ordinamento, ma può assumere rilevanza sul piano risarcitorio e, in taluni casi, anche su quello penale: il militare può agire davanti al giudice amministrativo per ottenere il risarcimento del danno.
Sempre più spesso militari e appartenenti alle Forze di polizia ad ordinamento civile si rivolgono allo Studio legale degli avvocati Maiella e Carbutti per comprendere se quanto accaduto loro possa configurare condotte illecite riconducibili al cosiddetto mobbing. In questo approfondimento delineeremo gli elementi essenziali della fattispecie, spiegheremo come si prova e quali rimedi esistono: in altre parole, quando si può realmente parlare di “mobbing con le stellette”.
Cos'è il mobbing? La definizione generale
A livello generale il mobbing viene definito come quel complesso di comportamenti posti in essere a danno di un dipendente, consistenti in condotte ostili sistematiche e ripetute che finiscono per assumere forme di violenza morale o di persecuzione psicologica, con l'effetto di ledere l'equilibrio psicofisico del lavoratore e di indurne l'esclusione dal gruppo lavorativo di appartenenza.
Secondo la giurisprudenza più recente, gli elementi che integrano il mobbing sono:
- una pluralità di comportamenti a carattere persecutorio, posti in essere da soggetti in posizione di superiorità lavorativa rispetto alla vittima o da colleghi di pari grado;
- un evento lesivo della salute o della personalità del dipendente, di natura patrimoniale e/o alla salute psicofisica;
- il nesso di causalità tra le condotte subite e il pregiudizio patito, in collegamento con il contesto lavorativo;
- l'intento persecutorio unificante: la prova di un disegno vessatorio unitario che leghi tra loro i singoli atti. È questo l'elemento decisivo: non bastano comportamenti ostili, o anche singolarmente illegittimi, se manca un disegno persecutorio complessivo.
Quando si può parlare di mobbing militare?
In ambito militare il mobbing va distinto in due categorie:
- mobbing verticale: attuato dai superiori nei confronti dei soggetti con grado inferiore (talvolta definito anche bossing);
- mobbing orizzontale: attuato tra soggetti con lo stesso grado.
Il vero nodo, in ambito militare, sta nella prova. L'ambiente militare è per sua natura caratterizzato da regole rigide, rapporti gerarchici e ordini impartiti dai superiori: in un simile contesto, dimostrare che determinati comportamenti siano stati posti in essere per ledere la salute del soggetto non è agevole, ma non è impossibile.
La giurisprudenza è però chiara nell'escludere il mobbing quando emergono soltanto situazioni di conflittualità ambientale, divergenze relazionali, non gradimento delle scelte organizzative o singoli episodi non unificati da un intento persecutorio. Non ogni ordine severo, sanzione o scelta organizzativa sfavorevole integra quindi mobbing, anche quando venga percepita come ingiusta: occorre sempre la prova del disegno vessatorio complessivo.
Mobbing e straining: che differenza c'è?
Accanto al mobbing la giurisprudenza ha elaborato la figura dello straining, considerata una forma attenuata di vessazione lavorativa: una situazione di stress forzato sul luogo di lavoro che può derivare anche da una sola azione ostile, purché i suoi effetti negativi siano duraturi nel tempo (si pensi a un demansionamento o a un trasferimento pregiudizievole). A differenza del mobbing, lo straining non richiede la continuità e la reiterazione delle condotte: può quindi offrire una via di tutela anche quando manca la prova della sistematicità.
Il mobbing militare è reato?
Il mobbing non è contemplato dal codice penale quale autonoma fattispecie di reato. Sul piano giuridico esso viene inquadrato principalmente come violazione degli obblighi di protezione che gravano sul datore di lavoro, anche pubblico, a tutela dell'integrità fisica e della personalità morale del lavoratore: da qui la natura essenzialmente risarcitoria della tutela.
Ciò non esclude che le singole condotte in cui il mobbing si manifesta possano, in casi specifici, integrare autonome fattispecie di reato, comune o militare. Si tratta però di una valutazione da condurre caso per caso, sulla base delle circostanze concrete e degli orientamenti giurisprudenziali in materia, per la quale è opportuno rivolgersi a un legale esperto.
Come si prova il mobbing in ambito militare?
Il mobbing è notoriamente difficile da dimostrare. La prova deve investire tutti gli elementi della fattispecie: la pluralità delle condotte, il danno, il nesso causale e, soprattutto, il disegno persecutorio unitario che lega i singoli episodi.
In questa prospettiva assume grande rilievo il comportamento tenuto dalla vittima. L'impugnazione tempestiva dei singoli provvedimenti pregiudizievoli — ad esempio ripetute sanzioni disciplinari o l'abbassamento della qualifica nella documentazione caratteristica — attraverso ricorsi gerarchici o al TAR è altamente rilevante sul piano probatorio: l'eventuale annullamento di tali atti può costituire un importante indizio del più ampio disegno vessatorio.
Va però precisato che non esiste alcun automatismo: l'annullamento dei singoli provvedimenti non esaurisce, da solo, la prova del mobbing, così come la mancata impugnazione degli atti, pur potendo indebolire sensibilmente la domanda risarcitoria, va valutata nel quadro complessivo. Il fulcro resta sempre la dimostrazione dell'intento persecutorio e del nesso causale tra le condotte e il danno.
Quali rimedi ha il militare vittima di mobbing?
Il militare che ritenga di essere vittima di mobbing può:
- agire davanti al giudice amministrativo (TAR) per ottenere il risarcimento del danno: per il personale militare in servizio le controversie risarcitorie relative al rapporto di lavoro rientrano infatti nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, trattandosi di pubblico impiego non contrattualizzato;
- valutare, con l'assistenza di un legale, l'eventuale rilevanza penale delle singole condotte subite, da esaminare caso per caso.
L'azione risarcitoria va esercitata entro i termini previsti dalla legge, la cui individuazione dipende dall'inquadramento giuridico della responsabilità e va valutata con l'assistenza di un professionista in relazione al caso concreto.
Mobbing, danno alla salute e risarcimento
Le condotte mobbizzanti possono causare danni alla salute psicofisica del militare, oltre a pregiudizi di natura patrimoniale. La tutela risarcitoria richiede tuttavia una prova rigorosa: la patologia deve essere accertata, anche in sede medico-legale, e il nesso causale tra le condotte e il danno deve essere dimostrato in modo puntuale. Il semplice collegamento con un ambiente lavorativo difficile o conflittuale non è sufficiente.
Va inoltre precisato che l'eventuale riconoscimento di una causa di servizio o di un'infermità dipendente da causa di servizio, pur potendo costituire un elemento utile, non è di per sé decisivo per dimostrare il mobbing: anche in tal caso restano necessari la prova delle condotte, dell'intento persecutorio e del nesso causale.
Domande frequenti sul mobbing militare (FAQ)
Il mobbing militare è un reato?
No, il mobbing non è previsto come reato autonomo. Le singole condotte in cui si manifesta possono però, in casi specifici, integrare fattispecie di reato, comune o militare, da valutare caso per caso.
Qual è la differenza tra mobbing verticale e orizzontale?
Il mobbing verticale è attuato da un superiore verso un militare di grado inferiore; il mobbing orizzontale avviene tra soggetti dello stesso grado.
Un ordine severo del superiore è mobbing?
No. Un singolo ordine, una sanzione o una scelta organizzativa sfavorevole, anche se percepiti come ingiusti, non integrano mobbing. Occorrono una pluralità di condotte, un danno, il nesso causale e soprattutto la prova di un intento persecutorio unitario.
Che cos'è lo straining?
È una forma attenuata di vessazione lavorativa che può derivare anche da una sola azione ostile con effetti duraturi nel tempo. A differenza del mobbing, non richiede la reiterazione delle condotte.
Come si dimostra il mobbing in ambito militare?
Occorre provare la pluralità delle condotte, l'intento persecutorio, il danno e il nesso causale. È altamente rilevante aver contestato tempestivamente i singoli provvedimenti (sanzioni disciplinari, valutazioni caratteristiche, trasferimenti): il loro annullamento può costituire un importante indizio, pur non esaurendo da solo la prova.
A chi si rivolge il militare vittima di mobbing?
Per la tutela risarcitoria, al giudice amministrativo (TAR), trattandosi di pubblico impiego non contrattualizzato. È inoltre opportuno farsi assistere da un legale esperto in diritto militare sin dalle prime contestazioni, anche per valutare l'eventuale rilevanza penale delle condotte.
Come ricevere assistenza e consulenza legale sul mobbing militare
Per una consulenza o per assistenza legale puoi CONTATTARE lo studio legale degli Avvocati Selene J. G. Maiella e Pasquale Carbutti via mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .
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