Chi sono le vittime del dovere
Nel panorama giuridico italiano, con l’espressione vittime del dovere si identificano quei militari, appartenenti alle Forze di Polizia, vigili del fuoco, operatori della protezione civile e altri dipendenti pubblici che hanno subito un’invalidità permanente o sono deceduti a causa di eventi connessi allo svolgimento di compiti di istituto.
Le situazioni riconosciute includono, tra le altre:
- interventi in contesti di terrorismo o criminalità organizzata;
- operazioni di ordine pubblico o controllo del territorio;
- missioni di soccorso in occasione di calamità naturali;
- attività ad alto rischio anche in tempo di pace.
La definizione è contenuta nella Legge 266/2005, che ha esteso diritti e tutele già previsti per le vittime del terrorismo, riconoscendo il sacrificio di chi serve lo Stato anche in condizioni non belliche ma altamente pericolose.
Sono riconosciute anche le malattie o lesioni sviluppate in modo non immediato, purché sia dimostrabile un nesso diretto con l’attività di servizio.
Chi sono gli equiparati alle vittime del dovere
Accanto alle vittime in senso stretto, vi sono gli equiparati alle vittime del dovere: soggetti che hanno subito danni permanenti in contesti simili, come militari e civili impiegati in missioni di pace, dipendenti pubblici esposti a eventi traumatici o attività ad alto rischio non legate a terrorismo o criminalità.
Anche per loro la legge prevede benefici economici e previdenziali, previa valutazione della documentazione e del legame tra evento e servizio.
Chi sono le vittime del terrorismo
Le vittime del terrorismo , invece, sono coloro che hanno subito lesioni permanenti o il decesso a causa di attentati terroristici, sia sul territorio nazionale che all’estero. La disciplina è contenuta nella Legge 206/2004, che garantisce un ampio spettro di tutele, fra cui:
- speciale elargizione;
- assegni vitalizi e mensili;
- indennizzi esenti da imposte;
- priorità per i familiari nei concorsi pubblici;
- risarcimento per danno biologico e morale.
Le vittime del dovere e gli equiparati possono, in determinate condizioni, beneficiare delle stesse misure previste per le vittime del terrorismo, a conferma dell’equiparazione giuridica e morale del sacrificio compiuto.
I benefici previsti dalla legge
Chi viene riconosciuto come vittima del dovere, equiparato o vittima del terrorismo ha diritto a una serie di benefici economici, previdenziali e assistenziali previsti dalla normativa italiana. Tali misure mirano a compensare, almeno in parte, il sacrificio compiuto a favore della collettività, e possono comprendere:
- una speciale elargizione una tantum;
- un assegno vitalizio mensile;
- maggiorazioni su pensioni ordinarie o privilegiati;
- indennità esenti da tassazione IRPEF;
- priorità o riserve nei concorsi pubblici per i familiari;
- benefici accessori legati allo status di equiparazione con le vittime del terrorismo.
La concessione dei benefici varia in base allo status (vittima del dovere, equiparato o vittima del terrorismo) ma, in molti casi, le prestazioni risultano analoghe e cumulabili, nei limiti previsti dalla legge.
Il riconoscimento dei diritti non è sempre automatico e richiede una corretta presentazione della domanda, supportata da documentazione idonea e, se necessario, assistenza legale qualificata.
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Quando lo Stato rifiuta: rigetti, ritardi e prescrizione
Nonostante le tutele previste dalla legge, capita spesso che le istanze presentate da vittime del dovere, equiparati o vittime del terrorismo vengano respinte, talvolta senza una reale valutazione nel merito. Le motivazioni dei rigetti possono essere molteplici:
- errori formali nella domanda;
- carenza o incompletezza della documentazione allegata;
- interpretazioni restrittive da parte dell'Amministrazione;
- errata individuazione della normativa applicabile;
- contestazioni sul nesso causale tra evento lesivo e attività di servizio.
Uno dei motivi più ricorrenti è la presunta prescrizione del diritto: l’Amministrazione ritiene che siano trascorsi i termini previsti per richiedere i benefici. Tuttavia, la giurisprudenza ha chiarito che la prescrizione non riguarda il riconoscimento dello status e dei benefici di natura pensionistica e assistenziale.
Inoltre, anche in presenza di rigetto, è possibile agire con ricorso al Giudice del lavoro per ottenere il riconoscimento dei benefici negati.
Affrontare questi ostacoli richiede competenza tecnica, conoscenza della normativa e padronanza delle strategie processuali più efficaci. Un'assistenza legale mirata può fare la differenza tra il rigetto definitivo e il pieno riconoscimento dei diritti.
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FAQ sulle Vittime del Dovere
Cosa comporta lo status di vittima del dovere?
Lo status riconosce diritti economici (assegni vitalizi, speciale elargizione, esenzioni fiscali), assistenza sanitaria e psicologica, oltre a priorità occupazionali per familiari superstiti.
Chi può richiedere il riconoscimento?
Militari, forze dell’ordine e soccorso pubblico con danni permanenti in servizio, nonché familiari superstiti (coniuge, figli, genitori, fratelli/sorelle)
Quali benefici spettano alle vittime del dovere?
Assegni vitalizi (attualmente circa €500 mensili + speciale assegno da €1.033 con indicizzazione), speciale elargizione in base alla percentuale di invalidità, esenzioni fiscali (IRPEF, bollo, farmaci), borse di studio, collocamento obbligatorio, assistenza psicologica. Vedi la tabella (CLICCA QUI per la tabella aggiornata)
Come si può presentare la domanda per lo status?
Va presentata online con tutta la documentazione medica e di servizio. In caso di diniego è possibile fare ricorso presso il Giudice del Lavoro, TAR o Corte dei Conti in relazione allo specifico rigetto.
Esistono tabelle riepilogative dei benefici?
Sì: lo Studio Legale ha predisposto tabelle aggiornate e chiare, disponibili nell’articolo principale per un rapido confronto (Clicca qui).
C’è prescrizione per richiedere lo status di vittima del dovere?
Lo status è imprescrittibile: lo ha confermato la Cassazione l’8 febbraio 2023. Alcuni benefici collegati (assegni, pensioni) possono avere termini di prescrizione
Chi può essere riconosciuto "equiparato" alle vittime del dovere?
Colui che subisce infermità invalidanti in servizio a causa di condizioni ambientali o operative particolarmente rischiose (ad es. esposizione ad agenti tossici, missioni in contesti operativi)
È utile l’assistenza medico-legale nella domanda?
Decisiva: una valutazione medica accurata aumenta le probabilità di riconoscimento e di accesso ai benefici previsti .
Si può chiedere un adeguamento della percentuale di invalidità o aggravamento?
Sì: l’eventuale aggravamento può essere richiesto nel corso del tempo, con termine variabile a seconda del beneficio, e rivalutazione dei trattamenti economici .
Come possiamo aiutarti: la nostra esperienza legale
Affidarsi a uno studio legale esperto nel settore delle vittime del dovere e dell’equiparazione alle vittime del terrorismo come lo studio legale degli avvocati Maiella e Carbutti significa avere al proprio fianco professionisti che conoscono a fondo la normativa, la prassi amministrativa e la giurisprudenza più recente.
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- analisi preliminare del caso con valutazione dei presupposti normativi;
- raccolta e verifica della documentazione sanitaria e amministrativa;
- predisposizione e invio dell’istanza alla Pubblica Amministrazione;
- gestione degli eventuali silenzi o rigetti con atti sollecitatori e diffide;
- proposizione di ricorsi giurisdizionali dinanzi Giudice del lavoro;
- assistenza in sede di integrazione documentale o ricorsi per l’ottenimento dell’equiparazione alle vittime del terrorismo.
Siamo consapevoli della delicatezza delle situazioni personali in cui versano molte vittime e le loro famiglie: per questo offriamo un approccio umano, chiaro e concreto, volto a dare risposte rapide e realistiche, senza alimentare false speranze e soprattutto con un tariffario equo e compatibile.
Il nostro obiettivo è ottenere il riconoscimento pieno e tempestivo dei diritti spettanti, anche in presenza di ostacoli amministrativi o contestazioni sulla prescrizione.
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Casi risolti: quando il ricorso ha fatto la differenza
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