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DIRITTO MILITARE • DIRITTO AMMINISTRATIVO • DIRITTO PENALE • DIRITTO CIVILE

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Falso nel rapporto di servizio militare: è falso in atto pubblico e non violata consegna

Un militare che, per coprire un allontanamento non autorizzato, annota nel rapporto di servizio un turno svolto regolarmente commette soltanto una violazione disciplinare o un reato militare minore? Oppure risponde di qualcosa di molto più grave? Con la sentenza n. 1761/2026 la Corte di Cassazione ha dato una risposta netta: alterare un rapporto di servizio per occultare un'assenza integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico, che si aggiunge — e non si sostituisce — all'eventuale violata consegna. Una differenza tutt'altro che teorica, perché cambia radicalmente la pena, i termini di prescrizione e le conseguenze sulla carriera. In questo articolo spieghiamo, in modo chiaro anche per chi non è addetto ai lavori, cosa ha deciso la Corte, perché il rapporto di servizio è considerato un atto pubblico e cosa rischia concretamente chi si trova coinvolto in una vicenda simile.

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Accesso abusivo allo SDI - Art. 615-ter c.p. . Cosa c'è da sapere

L'accesso abusivo ai sistemi informatici previsto dall'art. 615-ter del Codice Penale è un reato spesso sottovalutato ma che può avere conseguenze molto serie, soprattutto quando riguarda appartenenti alle Forze Armate, alle Forze di Polizia o soggetti che, per ragioni di servizio, hanno accesso a banche dati riservate come lo SDI (Sistema di Indagine). Molti ritengono, erroneamente, che la sola disponibilità delle credenziali autorizzi qualsiasi consultazione. In realtà, la giurisprudenza ha chiarito che anche chi è formalmente abilitato all'accesso può commettere il reato se utilizza il sistema al di fuori dei limiti consentiti o per finalità estranee al servizio.

In questo approfondimento analizziamo cosa si intende per accesso abusivo, quali sono gli elementi che caratterizzano il reato, quando l'accesso allo SDI può assumere rilevanza penale, quali pene sono previste e quali conseguenze possono derivare anche sotto il profilo disciplinare.

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Il reato di furto militare (art. 230 c.p.m.p.): disciplina, casi pratici e orientamenti giurisprudenziali

Nel contesto delle Forze Armate e dei corpi militari, il reato di furto assume connotazioni del tutto particolari rispetto a quello previsto dal codice penale ordinario. L’articolo 230 del codice penale militare di pace disciplina in modo specifico il cosiddetto furto militare, una fattispecie che coinvolge esclusivamente personale in uniforme e beni destinati al servizio.

In questo approfondimento, lo Studio Legale Maiella & Carbutti, da anni punto di riferimento in materia di diritto penale militare e disciplina militare, analizza in modo chiaro e dettagliato gli elementi che contraddistinguono questo reato: dalla condotta punita alla differenza con il furto comune, passando per le aggravanti, i beni oggetto del reato, e i principali orientamenti giurisprudenziali.

Se sei un militare sottoposto a indagini o procedimento per furto militare, o desideri semplicemente capire come funziona questa particolare norma, qui troverai una guida completa ed essenziale per orientarti con consapevolezza.

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La truffa militare (art. 234 c.p.m.p.) : natura, struttura e disciplina giuridica

La truffa militare, disciplinata dall’art. 234 del codice penale militare di pace (c.p.m.p.), rappresenta una delle violazioni più gravi all’interno delle Forze Armate e di Polizia ad ordinamento militare. Essa richiama la struttura della truffa comune prevista dal codice penale, ma si distingue per la particolarità del contesto militare, dei soggetti coinvolti e dei beni giuridici tutelati. Capire la natura di questo reato, le sue aggravanti e le implicazioni pratiche è fondamentale per i militari.

Inoltre, la difesa per questi tipi di reati comporta una conoscenza delle norme di diritto militare sia per quanto riguarda il reo che, per quanto riguarda l’eventuale parte civile costituita.

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L'art. 199 c.p.m.p. e i limiti del reato militare

La sentenza n. 25353 del 2019, emessa dalla Corte di Cassazione, rappresenta un provvedimento di importante chiarificazione in merito all’applicabilità del reato di insubordinazione con ingiuria ex art. 189 c.p.m.p., con particolare riferimento al significato sistematico dell'art. 199 del Codice Penale Militare di Pace (c.p.m.p.).

La Corte affronta una questione cruciale nel diritto penale militare: l’individuazione dei limiti di rilevanza penale delle condotte tra militari quando esse avvengano al di fuori del servizio e in contesti non riconducibili direttamente alla disciplina o all’interesse dell’organizzazione militare. In questo quadro, l’art. 199 c.p.m.p. svolge un ruolo fondamentale quale clausola di esclusione della punibilità per fatti estranei al servizio e alla disciplina.

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