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DIRITTO MILITARE • DIRITTO AMMINISTRATIVO • DIRITTO PENALE • DIRITTO CIVILE

MILANO - ROMA - VERONA

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Rapporto tra procedimento disciplinare e procedimento penale - Art. 1393 Com e assoluzione in sede penale

Sei stato assolto in sede penale, ma l'Amministrazione militare ha comunque avviato un procedimento disciplinare per gli stessi fatti. È legittimo? La risposta, in sintesi, è: dipende dalla formula con cui sei stato assolto.

Non tutte le assoluzioni producono lo stesso effetto sul piano disciplinare. Alcune formule di proscioglimento bloccano definitivamente l'azione dell'Amministrazione; altre, invece, lasciano all'Amministrazione stessa la possibilità di valutare autonomamente i fatti e sanzionarli. La norma di riferimento è l'art. 1393 del Codice dell'Ordinamento Militare (D. Lgs. 66/2010), che oggi regola in modo molto diverso rispetto al passato il rapporto tra i due procedimenti.

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Mobbing militare e rimedi

Il mobbing militare è un insieme di comportamenti ostili, sistematici e reiterati, posti in essere ai danni di un militare o di un appartenente alle Forze di polizia, uniti da un intento persecutorio, con l'effetto di emarginare la vittima o di lederne la salute psicofisica. Non costituisce un reato autonomo nel nostro ordinamento, ma può assumere rilevanza sul piano risarcitorio e, in taluni casi, anche su quello penale: il militare può agire davanti al giudice amministrativo per ottenere il risarcimento del danno.

Sempre più spesso militari e appartenenti alle Forze di polizia ad ordinamento civile si rivolgono allo Studio legale degli avvocati Maiella e Carbutti per comprendere se quanto accaduto loro possa configurare condotte illecite riconducibili al cosiddetto mobbing. In questo approfondimento delineeremo gli elementi essenziali della fattispecie, spiegheremo come si prova e quali rimedi esistono: in altre parole, quando si può realmente parlare di “mobbing con le stellette”.

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Autorizzazione al secondo lavoro - Problematiche e Assistenza qualificata

Un militare o un dipendente pubblico può percepire una retribuzione aggiuntiva solo se l'attività extraprofessionale è stata autorizzata o comunicata all'Amministrazione di appartenenza. In caso contrario rischia, sul piano disciplinare, sanzioni che vanno dalla sanzione di corpo alla decadenza dall'impiego, passando per la sanzione di stato; sul piano economico, la restituzione delle entrate "extra" alle casse dell'amministrazione, fino al risarcimento del danno nei casi più eclatanti. In questo approfondimento vediamo quali sono le sanzioni disciplinari, quali quelle economiche e cosa può fare lo Studio Legale degli Avvocati Maiella e Carbutti per chi intende avviare un secondo lavoro in tranquillità.

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Sanzioni disciplinari militari: il Consiglio di Stato ridefinisce il concetto di "senza ritardo"

Con una recente sentenze del giugno 2026, il Consiglio di Stato chiarisce che l'obbligo di procedere "senza ritardo" nel procedimento disciplinare militare non introduce un termine perentorio: una contestazione entro trenta giorni dalla piena conoscenza dei fatti è certamente tempestiva; oltre tale soglia, spetta all'Amministrazione dimostrare le ragioni concrete che hanno reso necessario il differimento.

Chi indossa una divisa sa quanto una sanzione disciplinare, anche la più lieve, possa incidere sulla propria carriera. Per questo il fattore tempo — quanto l'Amministrazione impiega a contestare un addebito — è da sempre uno dei terreni difensivi più battuti. Una recente pronuncia del Consiglio di Stato ridisegna, però, i confini di questo argomento, con conseguenze pratiche importanti per ogni militare che si trovi ad affrontare un procedimento disciplinare.

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Vittime del Dovere: esenzione IRPEF su tutte le pensioni — la svolta della Circolare INPS n. 51/2026

Per anni, le vittime del dovere e i loro familiari hanno visto riconoscersi l'esenzione fiscale soltanto in parte: limitata, cioè, alla pensione direttamente collegata all'evento che aveva causato la menomazione o la morte in servizio. Con la Circolare INPS n. 51 del 30 aprile 2026, quella stagione si chiude definitivamente. L'Istituto recepisce l'orientamento consolidato della Corte di Cassazione e aggiorna la propria prassi amministrativa in senso favorevole ai beneficiari.

Vediamo cosa cambia, chi ne beneficia e cosa occorre fare per far valere i propri diritti — anche per gli anni pregressi.

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