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DIRITTO MILITARE - DIRITTO PENALE MILITARE - CONCORSI PUBBLICI - DIRITTO DEL PUBBLICO IMPIEGO

MILANO - ROMA - VERONA

Importante sentenza di assoluzione nel caso di un Carabiniere accusato di disobbedienza: Art. 173 c.p.m.p. -

Lo studio legale degli avvocati Maiella e Carbutti, tra i più importanti ed esperti in Diritto Militare, ha ottenuto di recente una sentenza di assoluzione con formula piena di grande rilievo. Il caso riguardava un Carabiniere accusato di disobbedienza ex art. 173 del c.p.m.p. presso il Tribunale Militare di Verona. La vicenda si svolge durante il servizio di pattuglia, quando il Carabiniere viene contattato dalla Centrale Operativa per rispondere a una chiamata di un privato cittadino che aveva udito lamenti provenire dalla casa accanto. Nonostante il militare abbia comunicato che un'altra pattuglia era già stata preallertata per raggiungere il luogo, viene rinviato a giudizio. Tuttavia, nel corso del dibattimento, emerge che l'ordine non era stato chiaro e che non era stato causato alcun pregiudizio all'amministrazione o al cittadino coinvolto. Alla fine, il Giudice decide di assolvere l'imputato con formula piena perché "il fatto non sussiste". 

La richiesta di procedibilità nel Diritto Penale Militare: considerazioni sull'art. 260 c.p.m.p.

Molti militari contattano lo studio legale degli avvocati militari Selene Maiella e Pasquale Carbutti affermando di essere stati oggetto di comportamenti penalmente rilevanti da parte di altri militari, configurando in tal modo, ipotesi delittuose ricadenti del Codice penale militare di pace. Per tale ragione chiedono supporto ed assistenza legale nella redazione di denunce-querele. Tuttavia, nel diritto penale militare le condizioni di procedibilità sono diverse rispetto al c.d. rito “ordinario”. In questo articolo approfondiremo brevemente ed in maniera molto “semplice” la questione della procedibilità nei reati penali militari con particolare riferimento all’art. 260 c.p.m.p.

Accesso agli atti e Omissione Atti d'Ufficio (art. 328 2° co. c.p.)

In ambito militare si sente spesso parlare di presunti illeciti inquadrabili sotto il profilo del Rifiuto di atti d’ufficio (art. 328 c.p.) ed Abuso d’Ufficio (art. 323 c.p.), dovuti a mancate risposte ad accessi agli atti, oppure mancato inoltro di istanze o mancato riscontro ad istanze dell’interessato.

Infatti, molti militari necessitano di interloquire con la propria amministrazione per le più disparate ragioni, pertanto, è necessario inquadrare correttamente la fattispecie in commento per comprendere quali possano essere i risvolti.

Se quindi ti stai chiedendo se una mancata risposta ad un accesso agli atti o un mancato inoltro di istanze o domande possa costituire un illecito penale inquadrabile in uno dei due reati sopra menzionati, allora sei nel posto giusto.

Diffamazione militare: Reato, disciplina e conseguenze nell'ambito militare

Benvenuti nell'approfondimento legale sul reato di diffamazione militare (CLICCA QUI se vuoi approfondire il reato di diffamazione ordinaria)a cura dello Studio Legale degli avvocati MAIELLA e CARBUTTI, tra i più importanti avvocati militari in Italia. In questo articolo, analizzeremo il contesto della diffamazione nell'ambito militare, esaminando l'articolo 227 del codice penale militare, le sentenze significative e le implicazioni legali. Con il sempre crescente utilizzo dei social network come veicolo di comunicazione e discussione, il fenomeno degli "haters" e dei commenti diffamatori può avere anche implicazioni in ambito militare. Scopriremo cosa costituisce la diffamazione militare, chi può essere considerato colpevole, le possibili sanzioni e le vie legali per una possibile assoluzione. Continua a leggere per ottenere una chiara comprensione delle norme e delle conseguenze legate alla diffamazione militare.

Va poi ricordato che la diffamazione a mezzo facebook o comunque attraverso i canali social, con i commenti visibili ad un numero indeterminato di persone, può integrare la fattispecie di diffamazione aggravata, anche in ambito militare.

Reato di procurata infermità e simulazione nel diritto penale militare: cosa prevede la legge

Nel contesto del diritto penale militare, il reato di procurata infermità e simulazione rappresenta un grave illecito commesso da un militare che si procura o simula malattie o imperfezioni al fine di eludere l'obbligo del servizio militare. Questo comportamento, che può includere l'uso di certificati medici falsi, mira ad indurre in errore le autorità militari e la pubblica amministrazione. In questo articolo, esploreremo le disposizioni normative che regolano questa materia, comprese le sanzioni previste per tali reati. Inoltre, analizzeremo la giurisprudenza pertinente e la correlazione con il reato di truffa. Se hai bisogno di consulenza legale qualificata in materia di diritto penale militare, ti consigliamo di rivolgerti a uno studio legale specializzato come quello degli Avvocati Maiella e Carbutti, che offrono assistenza legale esperta in questo campo. Infatti, gli avvocati Maiella e Carbutti, possono offrirti assistenza legale qualificata non solo nel procedimento penale ma anche in quello disciplinare.

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