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Articolo 748 DPR 90-2010: la mancata comunicazione della proposizione di un ricorso al TAR non costituisce illecito disciplinare

Quali sono gli eventi della vita privata che possono avere riflessi sul servizio? Quando è necessario comunicarli alla propria scala gerarchica? La mancata comunicazione della proposizione di un ricorso al TAR da parte di un militare può configurarsi come un illecito disciplinare? Questo interrogativo è stato oggetto di una recente pronuncia del TAR Liguria, che ha fornito una chiave interpretativa significativa dell’art. 748, comma 5, lett. b) del DPR 90/2010.

Il caso in esame riguarda un appartenente all’Arma dei Carabinieri, destinatario di una sanzione disciplinare di corpo – rimprovero – per aver omesso di comunicare alla propria Amministrazione la proposizione di un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale contro il Ministero dell’Interno. Il ricorso era stato presentato in relazione al diniego della concessione di una ricompensa al valor civile. L’Amministrazione ha ritenuto che tale omissione configurasse un comportamento rilevante ai fini disciplinari, in quanto potenzialmente influente sul servizio.

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I Principali motivi di annullamento della documentazione caratteristica

Quali sono i principali motivi di annullamento della documentazione caratteristica? A seguito di annullamento è possibile una revisione del giudizio in melius? Come è possibile fare ricorso alla valutazione caratteristica? Gli Avvocati Maiella e Carbutti, nel corso della loro esperienza hanno trattato diverse problematiche connesse con la documentazione caratteristica ed i riflessi che questa ha sul servizio. Il problema della valutazione dei militari è una questione molto sentita dagli stessi ed incide inevitabilmente sul rapporto di lavoro presente e futuro, sulla carriera ed ovviamente sugli avanzamenti di grado senza contare le inevitabili ripercussioni sulle concrete possibilità di partecipare a concorsi interni o selezioni per posizioni organiche ambite e di prestigio. Nel corso della pluriennale attività di consulenza ed assistenza legale in favore del personale militare dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica lo studio legale Maiella ha analizzato diverse situazioni e problematiche che determinano l'annullamento della documentazione caratteristica nei contenziosi amministrativi e giurisprudenziali.

Ma andiamo per gradi.

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Il TAR accoglie ricorso degli Avvocati Maiella e Carbutti: quando l’incarico risulta determinante ai fini del trasferimento ex. art. 33 co. 5 Legge 104 del 1992

La legge 104 del 1992 è una norma complessa che il legislatore ha predisposto per la tutela delle persone affette da handicap (art. 3 co.1 L. 104 del 1992)  e da handicap in situazioni di gravità (art. 3 co.3 L. 104 del 1992). Per questi ultimi sono stati previsti una serie di strumenti atti alla tutela effettiva tra cui i permessi ed il trasferimento per i lavoratori che li assistono. Nello specifico, l'art. 33 comma 5 della L. 104 del 1992 prevede per i lavoratori che prestano assistenza e qui nello specifico per il personale militare e delle forze di polizia appartenente all'Esercito, alla Marina, all'Aeronautica, ai Carabinieri, alla Guardia di Finanza, alla Polizia e ai Vigili del Fuoco, la possibilità di essere trasferiti in una sede vicina al luogo di residenza del disabile. In realtà non esiste una legge 104 per i militari, tuttavia, i singoli ordinamenti prevedono la possibilità per il personale militare e delle forze di polizia sia ad ordinamento civile che militare di fruirne, pur con le limitazioni e la specificità relativa al loro status, di tale istituto. Tale trasferimento, una volta concesso ha natura temporanea, ovvero fino al perdurare della situazione di handicap grave del familiare da assistere. Ma in caso di rigetto al trasferimento per assistere il disabile, cosa si può fare? Cosa dicono le ultime sentenze in riferimento alla 104? E' possibile presentare un ricorso al TAR avverso un rigetto o un diniego di una domanda di trasferimento temporaneo ai sensi dell'art. 33 co. 5 della Legge 104 del 1992 per il personale militare?

Gli avvocati Maiella e Carbutti hanno ottenuto una importantissima vittoria, grazie all’accoglimento della domanda cautelare presentata incidentalmente al ricorso introduttivo presso il TAR Campania avverso il rigetto di una domanda di trasferimento ai sensi dell’art. 33 comma 5 della Legge 104 del 1992. L’incarico posseduto è determinante ai fini del possibile trasferimento? Quale potere ha l’amministrazione per negarlo?  

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Quando un procedimento disciplinare è tardivo

Come noto le sanzioni disciplinari per il personale militare si distinguono in sanzioni di corpo e sanzioni di stato. Entrambe le tipologie rispondono a requisiti diversi ed a tempistiche procedimentali differenti. Va subito detto che, mentre le sanzioni di corpo riguardano fatti lesivi dell’interesse circoscritto del corpo di appartenenza, quelle di stato riguardano fatti che ledono l’interesse generale dell’Amministrazione o della collettività.

In questo breve approfondimento ci soffermeremo sulla tempistica di avvio delle sanzioni disciplinari di corpo in relazione al fatto commesso. Andremo a verificare quali sono le ultime sentenze e soprattutto se esista una tempistica certa di riferimento entro cui avviare il procedimento disciplinare dopo la conoscenza del fatto e quali siano i criteri di massima per contestare una tardività dell’avvio del procedimento disciplinare stesso.

In molti, infatti, contattano lo studio legale degli Avvocati militari Maiella e Carbutti, lamentano questa tardività dell’avvio dell’azione disciplinare, senza conoscere effettivamente quali siano i criteri normativi e giurisprudenziali per identificare un avvio tardivo dell’azione disciplinare.

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L’importanza della motivazione nel procedimento disciplinare: Sanzione Annullata

L'importanza di una chiara motivazione nell’ambito del procedimento finalizzato all’irrogazione di sanzioni disciplinari dei militari e delle forze di polizia non può essere sottovalutata. Lo Studio Legale degli avvocati Maiella e Carbutti, grazie alla profonda esperienza maturata in materia di diritto militare, ritiene opportuno analizzare una recente sentenza ammnistrativa che ha accolto un ricorso avverso una sanzione disciplinare proprio in ragione della carenza di motivazione. La legge 241 del 1990 ha posto la motivazione al centro dei provvedimenti amministrativi, diventando essenziale soprattutto nel contesto delle sanzioni disciplinari rivolte ai militari. Una recente sentenza, che ha visto l'accoglimento del ricorso avverso una sanzione disciplinare, mette proprio in evidenza l'importanza della corretta motivazione nella contestazione degli addebiti che si riverbera nell’intero procedimento fino all’annullamento della sanzione disciplinare irrogata.

Ciao! Contatta via WhatsApp gli avvocati Maiella e Carbutti oppure scrivi studiolegale.cm@hotmail.com

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